Ricordi Passati e Futuri, Ciò che la memoria non potrà mai cancellare.
Le PALLINE CLIC CLAC sono tornate…
Ci giocavo circa 45 anni fa.
In quel periodo in qualsiasi luogo ti trovavi sentivi:
Clic clac, clic clac, clic AHIA, immancabile l’urlo di dolore, specialmente se la si riceveva su un nervo. C’era anche chi sbagliando il movimento e ricevuta la pallina sul polso faceva finta di niente ma si rintanava in un angolino a massaggiarsi il polso, Comunque molti riuscivano, dopo giorni di allenamento quando sbagliavano, a non ricevere la pallina sul polso, ma il giro delle palline non durava più di 10 secondi. Mentre i più bravi riuscivano a far girare le palline per molti secondi.
Si anch’io le avevo sempre con me. Dopo giorni e giorni di gioco ero passato nella categoria non prenderla sul polso dopo essermi scusato con il mio polso per ripetute botte con conseguenti urli.
Non sono mai arrivato alla categoria dei più bravi… anche perchè ad un certo punto mi sono rotto le…scatole e ho cambiato gioco.
Album di figurine ‘Natura’. Mi manca solo il ‘Pappagallo Ara’ per completarlo.
Luciano è l’unico in tutto il paese che ce l’ha.
Iniziano le trattative: 20 figurine, no ne vuole 100. Arrivo a 30, no ne vuole 80. Passano pochi giorni e ricominciano le trattative. Ho alcuni doppioni difficili da trovare. Si arriva allo scambio: 50 figurine conpresi 6 doppioni difficili.
Bisogna sapere che non si compravano molte bustine di figurine causa carenza soldi. La maggior parte le ho vinte giocando a ‘Piatte’: http://www.quandoeravamo.com/49/
…e mettendoci alcuni mesi.
Durante lo scambio mi tremano le mani contando 50 figurine, ma ne è valsa la pena. Ho completato l’album…
Lo invio alla casa editrice e pochi giorni dopo arriva il sospirato pallone da calcio in cuoio.
Vado all’Oratorio dove si gioca su un piccolo campo sterrato con un’alta rete per bloccare i palloni calciati alti. Dall’altra parte la strada con via vai di auto e camion (non c’era ancora la strada esterna al paese per deviare il traffico pesante, progettata alcuni anni dopo).
Inizia la partita. Dopo mezz’ora di gioco con il mio stupendo pallone che subito tutti hanno voluto credendosi veri giocatori affermati.
Tiro in porta da parte di ‘Ghilo’. Tiro altissimo e al di là della rete salva strada.
…e proprio in quel momento passa un camion che agguanta il pallone sotto le grandi ruote. Rumore di uno scoppio…addio al tanto desiderato pallone da calcio nuovo e invidiato.
Tutto il grande lavoro, raccolta figurine, scambi, vincite a ‘Piatte’, andato in fumo o meglio dire Scoppiato…
Scuola 3° Elementare
In inverno in un angolo della classe c’era la stufa a legna. Io ero stato eletto responsabile di mantenere accesa la suddetta stufa. Durante le spiegazioni potevo distrarmi per concentrarmi nel mettere un piccolo ceppo di legna nella stufa quando il fuoco minacciava di spegnersi e il freddo cominciava a sentirsi.
Nonostante questa distrazione ottimi voti.
L’anno seguente arriva il Riscaldamento con Termosifoni.

Chi ha il Cicot? (la grossa biglia che vale 2 biglie piccole)
Io e così mi tocca tracciare sulla terra un cerchio di circa 10 cm di diametro e una lunga retta parallela alla linea di partenza che sarà, e qui lo decido io, ad una distanza di 10 metri. La distanza può essere variabile anche dal numero di biglie ciocate e dal numero di giocatori.
Alcune volte succede di essere in 10 a giocare con 5 biglie. Immaginate la lunghezza della fila di biglie. La linea di partenza può essere anche a 30 metri e si elegge un’arbitro per sedare le controversie (chi cerca di tirare 2 volte nello stesso giro di giocatori, chi fa avanzare la propria biglia senza che gli altri se ne accorgano, ecc)
Ma molto più serve per controllare i molti ragazzi spettatori che gironzolano verso la fine della linea per mettere in atto lo sport nazionale (vedi sotto).
Oggi siamo in 5 e ci gliochiamo 3 biglie (ciche) a testa. Metto il ‘Cicot’ (vale 2 biglie) al centro del cerchio e una biglia lungo la linea. Gli altri mettono le loro 3 biglie lungo la stessa linea ad una distanza di 3 o 4 cm l’una dall’altra.

BIM BUM BAM e tutti mettono in centro una loro mano con aperte un numero di dita a caso (come nel gioco della Morra).
Conto le dita e inizio a contare in senso orario i ragazzi intorno a me.
A chi finisce il numero totalizzato dalle dita spetta il diritto di iniziare per Primo e poi in senso orario gli altri.
Con un’altra biglia si gioca. Un tiro a testa ogni ragazzo e così continuando fino alla fine del gioco.
Con più tiri le biglie arrivano in vicinanza del ‘Galét’ (la biglia al centro del cerchio) la più ambita se fatta uscire dallo stesso, con la propria. Si intascano tutte le biglie e finisce il gioco.
Se invece viene colpita una biglia lungo la linea si intascano tutte le biglie seguenti la linea e si ha diritto ad un’altro tiro subito dopo.
Se si finisce con la propria biglia dietro a un sassolino è consentito il ‘Bu rialso’, cioè nella stessa posizione si appoggia sul palmo dell’altra mano la biglia e si tira ad un’altezza di 10 – 20 cm da terra.
Si gioca con due finalità:
C’è chi preferisce lanciarsi verso le biglie lungo la linea e cominciare a portarsi a casa poche biglie per poi cercare di colpire le altre.
E c’è chi punta diritto al Galét per vincere tutte le biglie subito.

In quegli anni molti ragazzi avevano i buchi nelle scarpe. Non era ancora arrivato il consumismo, le scarpe costavano care e si facevano durare il più a lungo possibile anche introducendo nella scarpa piccole toppe di cuoio o cartone o carta ripiegata più volte posizionandole sul buco.
Indovinate lo sport nazionale?
Passeggiando e chiacchierando ci si avvicinava all’ultima biglia sulla riga, si appoggiava la scarpa col buco sulla biglia e…zac la biglia spariva e ci si allontanava per recuperare la refurtiva.
Non era facile anche perchè lo sport nazionale era fatto da molti e chi giocava lo conosceva bene…ma spesso nella smania di vincere non ci si accorgeva di nulla.
Era d’Agosto e un povero uccelleto, ferito dai pallini di un moschetto, andò a posarsi con un’ ala offesa sulla finestra aperta di una chiesa.
Dalle tendine del confessionale il Parroco intravide l’animale, ma pressato da molti peccatori che volevano pentirsi degli errori, richiuse le tendine immantinente e si rimise a confessar la gente.
Mentre, in ginocchio oppur stando a sedere ogni fedele diceva le preghiere, una donna notato l’uccelleto lo pose al caldo mettendolo nel petto.
Ad un tratto un improvviso cinguettio ruppe il silenzio nel tempio di Dio.
Rise qualcuno e il prete a quel rumore il ruolo abbandonò di confessore.
S’arrampicò sul pulpito veloce e di lassù gridò ad alta voce: “Fratelli chi ha l’uccelletto per favore vada fuori dalla chiesa del Signore”.
I maschi un pò stupiti a tal parole lesti si accinsero ad alzar le suole. Ma il prete a quel errore madornale: “Fermi – gridò – mi sono espresso male. Rientrate tutti e statemi a sentire: Solo chi ha preso l’uccelleto deve uscire.”
A testa bassa e la corona in mano 100 donne s’alzarono pian piano. Ma mentre s’affrettavano di buon’ora il prete le gridò: “Ho sbagliato ancora, rientrate tutte quante figlie amate ch’io non volevo dire quel che pensate.” E riprese: “Già dissi e torno a dire solo chi ha preso l’uccelletto deve uscire ma mi rivolgo a voce chiara e estesa, solo chi ha preso l’uccelletto in chiesa.”
A tal parole nello stesso istante le Monache si alzaron tutte quante. Quindi col viso pieno di rossore lasciarono la casa del Signore. “Santa Vergine – esclamò il buon prete – Sorelle su rientrate e state quiete perchè voglio concluder, sissignori, la serie degli equivoci e di errori.
Perciò senza rumore, piano piano esca soltanto chi ha l’uccelleto in mano.” Una fanciulla che col fidanzato era nascosta in angolo appartato dentro una cappella laterale poco mancò che si sentisse male. Quindi gli sussurrò col viso smorto: “Te lo dicevo, hai visto se ne è accorto!”

Sembra strano ma era così!
Il mattino alle 8,00 – 8,30 bastava andare al bar della piazza a fare colazione. Si aspettava che qualcuno passasse chiedendo chi voleva lavorare quella giornata. Imbianchino, Muratore o Giardiniere sono alcuni dei lavori per cui serviva personale giornaliero. Alcune volte, per esempio, capitava che si doveva scaricare un Camion a rimorchio di mattoni (a mano, non erano su bancali).
Arrivava l’incaricato del Magazzino o del Cantiere: “ C’è un camion da scaricare, ci servono 5-6 persone. Chi viene?” Veniva pagata una giornata intera e si lavorava 4-5 ore.
Per qualsiasi lavoro era il titolare dell’impresa che passava e non c’erano percentuali per nessuno, quello che prendevi lo intascavi tutto.
Naturalmente venivano preferiti lavoratori che si sapeva non lazzaroni anche perchè la paga era buona, per lo più come erano pagate le ore straordinarie di chi aveva un posto fisso.
Spesso chi era volenteroso veniva richiesto per lavori completi (per esempio Imbiancatura di un appartamento). Si risparmiava per poi avere il tempo di fare viaggetti. C’è stato un periodo di non ricerca di lavoro a posto fisso anche per me.
Si lavorava 1 mese e con i soldi guadagnati si bighellonava per 2 mesi. A casa o viaggiando naturalmente in autostop.

INIZIO ANNI ’70
Tra tutti i Gruppi musicali Italiani di quegli anni, 2 dividevano i fans: LE ORME e PREMIATA FORNERIA MARCONI.
Li ho visti entrambi dal vivo e se io stavo dalla parte delle Orme mi dovetti ricredere e porli allo stesso piano quando ascoltai dal vivo la Premiata Forneria Marconi.
LE ORME:
Le Orme – Gioco Di Bimba (1972)
PFM (Premiata Fornaria Marconi)
Sono in una cinquecento appena comprata in una notte di pioggia con tuoni e lampi.
Appartato in un sentiero di campagna ho il primo colpo di fulmine, fare sesso.
I sedili sono reclinati.
Serata ideale per perdersi in senzazioni nuove e mai provate.
I pensieri vagano e le mani non stavano ferme, quale dolce senzazione.
Guardo nello specchietto retrovisore e tutto intorno.
Ansimante mi accorgo di un piccolo particolare: SONO SOLO.

Inizio anni 70
- Ciao dove state andando in autostop?
- Concerto di Joe Cocker al Vigorelli di Milano
- Ma ci arriverete???
Si io e Alex siamo arrivati in prima serata e preso posto (si fa per dire) in centro al Vigorelli, in piedi, a 30 metri dal palco.
Bellissimo concerto con canzoni che poi torneranno di moda negli anni ‘90.
Ma il bello deve ancora arrivare…
Usciamo dal Vigorelli verso l’una di notte e cominciamo a fare autostop.
Nessuno si ferma. Decidiamo di avviarci a piedi verso l’autostrada senza sapere dove stiamo andando visto che non conosciamo le strade di Milano.
Ci ritroviamo in viale Zara…lo percorriamo tutto continuando a fare autostop…nessuno si ferma (saranno i capelli lunghi??? Ma sono di moda…)
Arrivati all’autostrada la percorriamo a piedi pensando di arrivare ad un autogrill per chiedere un passaggio a chi si è fermato per una sosta.
Mentre camminiamo si ferma un Tir con targa Tedesca:
- Vai verso Venezia?
- Ja, ja.
E invece al bivio prende la direzione verso Torino.
In tutti i modi cerchiamo di fargli capire che vogliamo scendere perchè andiamo in un’altra direzione.
- Questo non ci capisce! Beh quando arriviamo a Torino prenderemo il treno per Bergamo.
Percorriamo alcuni chilometri continuando a dire “Stop, stop”
Finalmente si ferma. Altri chilometri a piedi tornando all’autostrada verso Venezia.
Arriviamo all’Autogrill e un’anima pia ci da il passaggio verso Bergamo.
Arrivati a casa verso le 5 del mattino.
- Che faticata…
Mentre mi addormento mi ritornano le immagini e la musica del concerto.
Bellissima serata…e quante risate…e quanti chilometri a piedi…